Trading per tutti? Occhio alla “testa” di Francesco Bisozzi

Il giornalista Francesco Bisozzi, ha pubblicato su economiaweb , questo articolo di inchiesta sul perchè i neofiti del trading tendono a perdere larga parte del capitale durante il primo anno di attività. Tra i trader intervistati sono presente anch’io, e colgo l’occasione per ringraziare Francesco per l’ottimo articolo.

 

Chi si improvvisa nel 90% dei casi brucia il proprio capitale nel giro di un anno. Per riuscire occorre prepararsi per almeno 5 anni.

Trading per tutti, anzi no. La compravendita di strumenti finanziari online viene spesso spacciata come un’attività alla portata di chiunque, persino di chi non dispone di una conoscenza approfondita del mondo della finanza, attraverso la quale è possibile arricchirsi nel giro di qualche click anche solo ricorrendo all’intuito.
Ma se da un lato i trader esperti convengono nel dire che, paradossalmente, avere una mente vergine a volte può costituire un vantaggio strategico per coloro che aspirano a imbarcarsi in questo tipo di sfida, dall’altro è stato stimato che il 90% di quelli che tentano questa strada mandano il fumo il loro capitale di partenza nel giro di un anno.
NECESSARIO INFORMARSI. Per evitare che ciò accada esistono però alcune precauzioni in grado di fare la differenza. «A mio parere chi vuole fare trading a certi livelli deve essere disposto a investire seriamente e con perseveranza, sia in termini di tempo che di denaro, nella propria formazione. Partire da zero tuttavia ha i suoi vantaggi, dal momento che consente d’intraprendere un percorso formativo privo di preconcetti», esordisce Marco Tosoni. Trader navigato, cura un noto blog dedicato agli appassionati della materia (Lacasadeltrader) e a chi  inizia a misurarsi con questo mondo consiglia innanzitutto d’imparare a conoscere la propria psiche: «Il trading è regolato da due emozioni principali che sono la paura e l’avidità, quando s’incomincia a lavorare con del denaro reale è possibile capire in quali situazioni questo tipo di sentimenti porta a comportarsi in maniera errata ed è fondamentale trovare subito il modo di governarli. Il lato psicologico rappresenta la vera criticità di questo lavoro».
LA FRETTA E’ NEMICA DEL TRADER. Ma essere dei bravi psicologi di se stessi non basta. E a chi va dicendo in giro che il trading è alla portata di tutti Tosoni risponde che servono comunque sia, dai tre ai cinque anni di studio, una parte dei quali passati a fare simulazioni. Dello stesso avviso il trader professionista Stefano Bargiacchi. Formatore e consulente, dispensa analisi e suggerimenti via web all’indirizzo www.profste.blogspot.it e alla categoria dei debuttanti suggerisce per prima cosa di non avere fretta: «Spesso il bisogno di entrare in azione è impellente ed è proprio questa una delle ragioni principali per le quali si finisce col registrare perdite ingenti. Un discorso che vale anche per i trader esperti visto che è proprio la capacità di saper attendere le migliori opportunità a distinguere gli amatori dai professionisti. In altre parole, è indispensabile imparare a gestire le proprie indiscipline».
DOPO LA SIMULAZIONE, ESERCIZIO CON SOMME IRRISORIE. In seguito a un periodo di trading simulato Bargiacchi consiglia poi d’intraprenderne uno basato sulla realtà nel corso del quale usare solo somme irrisorie. Ma la parola chiave per avere successo, assicura il trader, è personalizzazione: «Bisogna arrivare a sviluppare una strategia di entrata e uscita dal mercato e di gestione delle posizioni tagliata su misura per sé stessi. Inutile cercare formule magiche o soluzioni preconfezionate, l’unica metodologia di trading che sarà in grado di portarci a risultati positivi sui mercati è quella che andremo a definire personalmente».
AVERE LA FORZA DI RISPETTARE IL PROPRIO PIANO DI TRADING. Se deve battere il tasto su una parola in grado di fare la differenza in questo mondo allora Fabio Longo, autore del libro «Trading ways», edito nel 2011, preferisce invece prelevare  dal mazzo il termine organizzazione: «Bisogna saper applicare rigorosamente i propri piani, senza deroga alcuna, anche quando si tratta di resistere al sell di un titolo che viaggia al rialzo per giorni interi. L’indisciplina costa cara a chi fa questo genere di mestiere. Fare un piano di trading e poi rispettarlo è indispensabile per essere vincenti. Definire la strategia di money management, una specifica tattica operativa, sapendo a priori cosa fare nel caso si verifichi una certa evoluzione, ecco cosa ci vuole». Ma non è tutto. E poi serve coraggio per trovare quei trade che sul sentiment non funzionano ma sul proprio trading system sì. «Infine», conclude Longo, «la mia regola d’oro, valida per tutti coloro che come me non utilizzano prodotti derivati, i quali producono emorragie di denaro illimitate: non applicare mai lo stop loss, lo stop alla perdita che si usa per salvaguardare il capitale investito in un’attività finanziaria il cui andamento non rispetta le aspettative iniziali. Ma, come dicevo, per farlo bisogna avere sangue freddo».

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